Tassazione ForexBolli, commissioni e tassazione dei profitti del Forex trading  in Italia

Abbiamo gia’ commentato nella pagina precedente l’assenza di costi nascosti e di tasse nel Forex. Vediamo adesso nel dettaglio le ragioni di questa caratteristica vantaggiosa, osservando, nel caso specifico, la legislazione del nostro Paese: l’Italia.

Se e’ vero che i broker non hanno necessita’ di inserire costi e commissioni sulle operazioni di Forex trading, permettendo all’investitore di guadagnare in liberta’ senza dover cedere parte degli introiti, la spiegazione dell’assenza di tassazione sui profitti per l’Italia e’ altrettanto semplice ed immediata.

Leggiamo cosa dice la Legge italiana in materia di tassazione:

La tassazione sui profitti derivanti da operazioni di Forex trading viene applicata solo e soltanto se ”la giacenza complessiva del conto corrente in valuta superi i 51.6645,69 Euro, per una durata di almeno sette giorni lavorativi (dpr. 22/12/1986 917 art. 67 comma. 1 lett c-ter e comma. 1-ter)”.

Solo in questo caso eccezionale (vedremo poi perche’), le plusvalenze devono essere inserite nel modello UNICO, calcolando la base imponibile sottraendo il costo della valuta dal corrispettivo della cessione di valuta.

La normativa vigente permette al Forex trader di evitare la tassazione che, in Italia, e’ di fatto inesistente perchè all’interno del Foreign Exchange Market le posizioni vengono chiuse e riaperte nello stesso giorno più volte. Il vincolo dei sette giorni lavorativi previsto dalla legge italiana decade automaticamente per le caratteristiche intrinseche del mercato delle valute estere.